lunedì, 26 giugno 2006
Quest'estate al lavoro dovrò dividermi, che poi lo sto già facendo, tra un orto in mezzo al niente e la spiaggia in mezzo al tutto.
Il denominatore comune (non ho mai compreso appieno la differenza tra minimo comune multiplo, massimo comun divisore e minimo comune denominatore) è: sudare.
Conosco più persone nel comune dove lavoro che nel comune dove vegeto.
Mal comune mezzo gaudio.
martedì, 20 giugno 2006
Due cose importanti
1. Ascoltare una telecronaca intera dei giornalisti rai è umanamente impossibile.
2. Da alcuni giorni sto iniziando a canticchiare quel mieloso ritornello che la fa vom... (cit)
Alla fine di un buon pasto
Pesce, pasta con il pesto,
C’è rimasto solo un posto,
Ma quel posto è prenotato
Da un dessert che va agitato
E di seguito nel frizzer congelato
Il suo gusto è di limoni,
tra milioni di limoni
abbiam scelto i siciliani,
di natura profumati,
che rinfrescano i palati
alla fine vi sentite sollevati
rit. Gran Soleil
Il nettare degli dei
Non riesco a non bofonchiarla, se ci fosse qualcuno con lo stesso problema me lo faccia sapere e formeremo un gruppo d'aiuto.
domenica, 18 giugno 2006
Tragedie Quotidiane
L'illuminataMadre ha rotto il MIO bicchiere.
Quello con i disegnini brutti (che se ci ripenso non saprei dire cosa c'era raffigurato, della serie il grande osservatore), quello per i bambini dai 12 ai 14 anni, quello che usavo tutti i giorni.
Risultato: mattina dopo, in macchina verso la squola = ultima fatica, una mercedes inspiegabilmente ubriaca già alle 7.30 stava per baciare frontalmente il mio elefantino blu; una sterzata e sono salvo. Non bisogna rompere i piccoli equilibri instaurati da anni.
Credo nel destino e nelle stronzate, da sempre.
"Il 73% ha votato a sinistra"
Il giorno dopo sono potuto andare a Ravenna (una signora città) con le mie gambe, da Pollock. L'immagine che mi è rimasta impressa: un bambino forse stanco si finge morto, disteso per terra proprio nella sala dedicata a Giorgio "SonoDepresso" Morandi.
Ho scoperto tale Wols e il primo cesso con bidet incorporato.
Il giorno dopo il giorno dopo
A Mirabilandia gratis coi punti della coop. Premetto che non c'ero mai stato.
Oh, se posso essere sincero m'ha preso un colpo.
Nelle foto che ti fanno durante i divertenti tragitti ero sempre con la bocca a culo di gallina che sibilavo "oh..ohhh...ohhhhh". Non le ho comprate.
Le montagne russe sono state traumatiche: dietro c'erano ragazzi che urlavano cose come "più forte cazzo!" e "tagadà!", io davanti con mano tremante che cerco di non far volare via gli occhiali e una fifa della madonna.
Sono sceso che mi tremavano le gambe in diversi giochi mentre tanti ragazzini appena scesi subito correvano verso nuove botte d'adrenalina, beati loro.
Colonna sonora della duegiorni curata dalla VG
Sept cent millions de chinois
Et moi, et moi, et moi
Avec ma vie, mon petit chez moi
Mon mal de tête, mon psi
J'y pense et puis j'oublie
C'est la vie, c'est la vie
....
Cinq cent millards de petits martiens
Et moi, et moi, et moi
Comme un con de parisien
J'attends mon chèque de fin de mois
J'y pense et puis j'oublie
C'est la vie, c'est la vie
....
Jacques Dutronc - Et moi et moi et moi (straconsigliata da scaricare)
venerdì, 09 giugno 2006
Giapponesi in biblioteca
L'ho fottuto da un altro blog
A me ha fatto ridere
http://www.youtube.com/watch?v=3n_q_SsPQdg
Domani ultimo giorno di lavoro a squola, yeah!
mercoledì, 07 giugno 2006
La legge dell'evirato
Non è una legge specifica per coloro ai quali è stato tagliato di netto il membro da parte di un sadico boia nel bel mezzo di un gelido inverno, come i più potrebbero pensare, ma una legge ebraica che dice: tu moglie di un marito morto, devi sposare il fratello del pover'uomo per garantirne la discendenza. Succede che di sette (sottolineo sette) fratelli nessuno riesce a metterla incinta. Crepano tutti senza guizzi. (qui stavo per ridere)
Jesus, a chi gli chiede ma di chi sarà moglie nell'alto dei cieli la benedetta donna, risponde che non ci saranno ne mariti ne mogli ma solo angeli.
A parte il fatto degli angeli, un pò campato per aria secondo me, è da considerare giusta la legge? E se la donna riteneva ripugnanti i fratelli del marito? E se un fratello bombava con un'altra donna?
Che poi il prete ha fatto la predica col bignami, ha letto tutta la spiegazione.
Qui sotto invece si parla di metano
Al distributore: una mia mania che può sfociare in gentilezza è tenere sempre monete in abbonanza per (la macchina del caffè in primis) non far smadonnare il signorMetano che è tutto il giorno alle prese con il togli-e-metti (tipo: 7euro e 23 è una cappella dare il resto soprattutto adesso che blablabla)
Vedo nel display 6,67 e subito cerco gli spicci. Li trovo (uò!). Lui tende la mano e ripete: 6,67. Eh. Ripete: 6,67. Eh. C'erano dieci centesimi in meno, cazzo dimmelo! Vabè, non ha una morale 'sta cosa è solo che m'ha: incasinato la testa per almeno nove secondi, rubato tre (sottolineo tré alla Mike) centesimi dicendo che l'avevo ripresi in mano e fatto girare le palle che però non sono cadute, ne tagliate di netto. Quindi non potrò avvalermi della legge dell'evirato come l'avevo pensata, non dovrò sposare la moglie di mio fratello.. ma con sommo gaudio sarò un angelo!
Parola del giorno: PadoaSchioppa
Dialogo del giorno: nonna come stai? - sto male, oggi.
Canzone del giorno nel lettore-ciddì da cesso: "Compagni camerati" del Latte e i suoi derivati.
domenica, 04 giugno 2006

Manca una settimana e alcuni pezzi del puzzle per poter tirare le somme dell'anno squolastico.
Nel frattempo potrei parlare di Lost e relativi numeri o di Camere separate o degli scarafaggi di tutte le misure che passeggiano nel mio bagno ogni notte o di Lila dice o di Ida Peritore che alcuni giorni fa aveva abbandonato il foulard ma con questo tempo birichino forse l'ha recuperato dall'armadio (si presenta sempre di tre quarti però) o di eMule che dà soddisfazioni o della vittoria della coppa destocazzo a Fantacazzo o di Scritto sul corpo o di Azzurri, la raccolta di racconti, che fa schifo: per chi fosse interessato consiglio di andare in libreria un quarticello d'ora al giorno e in una settimana ci si toglie il dente. Il problema è che fa schifo e quindi sconsiglio la lettura escluso il Culicchia che in otto pagine (si è sprecato il ragazzo) è riuscito a farmi pensare mbè forse i soldi non sono proprio buttati. Non era vero, sono buttati.
venerdì, 02 giugno 2006
VERITA' PER ALDRO
Ieri a Senigallia c'è stato l'incontro con la mamma di Federico Aldrovandi
Scrivo la storia di quel che è successo a Federico, mio figlio.
Non scriverò tutto di lui, non si può raccontare una vita, anche se di soli 18 anni appena compiuti.
È morto il 25 settembre, il giorno di natale sono stati tre mesi…
Ho sempre pensato che sopravvivere ad un figlio fosse un dolore insostenibile. Ora mi rendo conto che in realtà non si sopravvive. Non lo dico in senso figurato. È proprio così. Una parte di me non ha più respiro. Non ha più luce, futuro…
Perché il respiro, la luce e il futuro sono stati tolti a lui.
Sabato 24 settembre è stato un giorno sereno, allegro…
Dopo la scuola il pranzo insieme, chiacchiere, risate. Era ancora estate, faceva caldo. Ha portato a spasso il suo amico cane. Non lo faceva spesso, ma quel giorno è andato con la musica in cuffia. Tutto in quel giorno aveva un’aura speciale.
Pensandoci ora è come se avesse voluto salutare tutti noi. Ha avuto sorrisi per tutti… la gioia era lui.
Ha incontrato la compagnia, ha fatto il suo lavoretto di consegna pizza.
Il programma della sera prevedeva un concerto a Bologna.
Prima di partire è passato da casa per cambiarsi le scarpe, rotte giocando a pallone…
È stata l’ultima volta che l’ho visto vivo.
Ha salutato tutti, compreso il fratello che dormiva già, chiedendomi perché Stefano non avesse risposto al suo saluto.
Anche una sua amica mi ha confermato che quella sera era sereno, che l’ha salutata sorridente con la solita pacca sulla spalla e l’appuntamento al giorno dopo…
Non è mai esistito il giorno dopo.
Al Link il concerto era stato annullato. Quindi la serata è trascorsa lì dentro.
L’hanno detto i compagni che erano con lui, non posso definirli amici, e le analisi lo hanno confermato. Uno dei ragazzi gli ha venduto una sostanza, una pasticca o simili.
Lo definiscono lo sballo del sabato sera. È sbagliato si. Ma non si muore di questo…
Federico lo sapeva bene. Era stato partecipe di un progetto scolastico di ricerca e informazione promosso dalla provincia. So che la sua era una conoscenza approfondita con ricerche sui siti delle asl, conosceva le sostanze e gli effetti. Ed era a suo modo un igienista. Aveva grande cura del suo corpo, di quel che mangiava. Era uno sportivo. Una ragazzo splendido pieno di salute.
E di progetti: pensava alla musica, al suo futuro, lo studio serviva a costruire il futuro.
Nell’immediato c’erano le cose semplici: la patente dopo pochi giorni, il karate, un band musicale da organizzare con gli amici, e la vita di tutti i giorni cercando di stare bene…
Trascorsa la serata il gruppo era rientrato a Ferrara, tornati al punto di incontro dove i più avevano lasciato le macchine o i motorini.
Federico era a piedi. Era partito da casa in macchina con Michy, che poi non era andato a Bologna.
Erano ormai le cinque del mattino. I ragazzi hanno raccontato che gli hanno offerto un passaggio ma Federico non aveva voglia di rientrare subito. Sarebbe tornato a piedi. Era vicino a casa…
Dal suo cellulare si vede che ha chiamato diversi altri amici. Specialmente i suoi migliori amici, un paio di volte ciascuno. Forse per chiedergli se erano ancora fuori… sembra che nessuno gli abbia risposto. I ragazzi che conosco mi hanno detto che avevano già spento il cellulare per dormire.
E poi non so cosa sia successo esattamente. A quell’ora mi sono svegliata, forse non del tutto, chiedendomi se Federico fosse rientrato. Avevo una stanchezza invincibile non riuscivo a muovermi. Poi ho sentito un rumore nella sua stanza ed ero sicura che fosse lì…
Mi sono risvegliata che erano quasi le otto.
Ho cominciato a chiamarlo e ad inviare messaggi. Nulla…
Non era possibile che non rispondesse. Se tardava mi avvisava sempre. Diceva che lo stressavo ma non voleva farmi stare in pensiero. Mi aggrappavo all’idea che avesse solo perso il cellulare…
Poi l’ha chiamato anche suo padre. Sul cellulare di Federico il padre è memorizzato col solo nome, Lino.
Una voce ha risposto.
Ha imperiosamente chiesto chi fosse al telefono, ed ha chiesto di descrivere Federico.
Poi si è qualificato come agente di polizia, ed alle nostre domande ha risposto che avevano trovato il cellulare su una panchina dalle parti dell’ippodromo e che stavano facendo accertamenti. Ed ha riattaccato.
Immediatamente ho cercato in Questura, e ho cercato anche ripetutamente un amico che ci lavora.
Nulla.
Il centralinista rispondeva: c’è il cambio di turno… non sono informato…, appena avremo notizie chiameremo noi…
Niente per altre tre ore!!!! Passate nell’angoscia e nelle telefonate frenetiche agli ospedali, ai suoi amici e di nuovo ripetutamente alla questura.
Nel frattempo Stefano è accorso in bicicletta alla ricerca del fratello. Ringrazio il cielo che non sia andato nel posto giusto.
La polizia è venuta ad avvisarci solo verso le 11. dopo che lo avevano portato via.
Il suo corpo è rimasto sulla strada dalle 6 alle 11.
E non mi hanno chiamata. Era mio figlio. Nessuno ha il diritto di tenere una mamma lontana da suo figlio!
E mi hanno detto che lo hanno fatto per me… perché era meglio che non vedessi.
In quel momento gli ho creduto.
La polizia ha detto che un’abitante della zona aveva chiamato perché sentiva delle urla.
Dicevano anche che si era ferito sbattendo da solo la testa contro i muri.
Questo si è rivelato falso. Smentito dalle verifiche. Federico era sfigurato dalle percosse.
Molto tempo dopo ho riavuto i suoi abiti. Portava maglietta, una felpa col cappuccio e il giubbotto jens. Sono completamente imbevuti di sangue.
Hanno detto che non voleva farsi prendere. Che ha lottato ed è salito anche in piedi sulla macchina della polizia. I medici hanno riferito che aveva lo scroto schiacciato, una ferita lacero-contusa alla testa e numerosi segni di percosse in tutto il corpo. Ho potuto vedere solo quella sul viso, dalla tempia sinistra all’occhio e giù fino allo zigomo, e i segni neri delle manette ai polsi. L’ho visto nella bara. Il suo corpo non sembrava più allineato e simmetrico. Il mio bambino era perfetto, e stupendo. L’hanno distrutto…
E la polizia mi raccontava che era drogato. Che si era fatto male da solo. Che tutto questo era successo perché era un povero tossico e noi sfortunati…
Lo vogliono uccidere due volte. Le analisi hanno confermato che quel che aveva preso era irrilevante. Non certo causa di morte né di comportamenti aggressivi. Semmai il contrario.
Quel che penso è che Federico fosse terrorizzato in quel momento. Gli stava crollando il mondo addosso. La vergogna di essere fermato dalla polizia, la patente allontanata perché aveva preso una pasticca. E aveva dimenticato la carta di identità.
Quella mattina nel vicinato dicevano che era morto un albanese. Nessuno si preoccupava più di tanto…
Ha certo cercato di scappare. Di non farsi prendere. Visto com’era ridotto si capisce come lo abbiano fermato. Quando lo hanno immobilizzato, ammanettato a pancia in giù non ha più avuto la forza di respirare.
Chissà quando se ne sono accorti?
L’ambulanza è stata chiamata quando ormai non c’era più niente da fare. E nemmeno allora lo hanno portato all’ospedale per provare un intervento estremo. Lo hanno lasciato lì sulla strada. Cinque ore. Poi lo hanno portato all’obitorio. E solo allora sono venuti ad avvisarci.
Perché?
Se fosse vero che dava in escandescenze da solo perché non è stata chiamata subito l’ambulanza?
Perché atterrarlo in modo tanto violento e cruento? Era solo. Non c’era nessuno. Era disarmato. Non era una minaccia per nessuno.
Perché aspettare tanto prima di avvisare la famiglia? Chiaro. Per non farcelo vedere…
Se lo avessimo visto così cosa sarebbe successo? Che risonanza avrebbe avuto?
Sul giornale del giorno dopo un articolo che dichiarava che era morto per un malore… tratto dal mattinale della questura.
Il giorno dopo sull’altra testata cittadina “Federico sfigurato”. Immediate controdeduzioni del Capo Procura: “non è morto per le percosse”… questa è stata la prima ammissione di quanto successo.
Ad oggi ancora non sono stati depositati ufficialmente gli esiti degli esami medici. Sono emersi solo alcuni dettagli che ho citato prima.
Quel che non mi da pace è il pensiero del terrore e del dolore che ha vissuto Federico nei suoi ultimi minuti di vita. Non ha mai fatto male a nessuno. Credeva nell’amicizia che dava a piene mani. Era un semplice ragazzo come tanti. Come tutti i ragazzi di quell’età si credeva grande ma dentro non lo era ancora. Aveva tutte le possibilità di una vita davanti, e una gran voglia di viverla…
(02/01/06)
Sono uscito dall'Auditorium con un macigno in gola.
Dopo otto mesi non è ancora sicuro che venga istituito un processo.
Le quattro persone presenti quella mattina, finalmente iscritte nel registro degli indagati, adesso lavorano in ufficio.
Divulgare la storia: solamente questo ha chiesto la mamma di Federico.
